Il Laboratorio interculturale

Il lavoro comune denominatore di storie diverse per origine, cultura e genere.


In Cooplat nel 2014 erano presenti 383 lavoratori stranieri (su un totale di 2980 addetti), provenienti da oltre 40 diversi paesi. Una realtà importante e diversificata che fa della Cooperativa un vero e proprio Laboratorio interculturale, dove il lavoro funge da comune denominatore.

Stranieri di Cooplat

Nel 2009 Cooplat, per conoscere meglio questa realtà così complessa, ha avviato con il Ceuriss (Centro Europeo di Ricerche e Studi Sociali) un’indagine conoscitiva, curata dai Professori Carlo Colloca e Andrea Pirni. Dal report presentato nel 2011  è emerso che i lavoratori stranieri Cooplat stanno costruendo in Italia il loro progetto di vita. Hanno un lavoro e lo considerano la cosa più importante della vita, dopo la famiglia; esprimono inoltre un forte senso di appartenenza al quartiere e alla città dove risiedono e il 57% di loro “non trova mai difficoltà nella comprensione dell’italiano”.

Il motore di questa buona integrazione è stato ed è il lavoro. E infatti il lavoro viene percepito non solo come un “bisogno”, ma anche come un “valore”: gli stranieri di Cooplat si dicono tra l’altro consapevoli del fatto che lavorando contribuiscono “alla ricchezza del Paese”.

Identità di genere e identità d’origine

Sulla scia di questa prima ricerca nel 2012 Cooplat ha partecipato alla ricerca «Una lente di genere su integrazione lavorativa e cittadinanza: la positiva sinergia tra imprese e territorio attraverso voci e volti di donne straniere in Toscana». Condotta da Alessia Belli, assegnista della Scuola Sant’Anna di Pisa, con la supervisione scientifica della Professoressa Anna Loretoni (Istituto DIRPOLIS – Scuola Sant’Anna),  la ricerca,  si è conclusa ufficialmente nel 2014.  

L’indagine ha  interessato le donne lavoratrici immigrate di Cooplat, coniugando così due generi di Diversity: l’identità di genere e l’identità d’origine. Un aspetto importante, tenuto conto che le donne costituiscono la maggioranza degli addetti Cooplat.

“La maggior parte delle donne intervistate – si legge nel report –  ha lasciato il Paese d’origine per colpa della crisi economica. Per questo, adesso che hanno trovato un’occupazione, il lavoro è in cima alla lista delle loro priorità. Per lo più addette alle pulizie o all’attività di portierato, sono orgogliose della loro professione malgrado da molti sia ritenuta “umile”. Perché è proprio grazie al lavoro e al senso di appartenenza alla cooperativa che dicono di sentirsi a casa pur essendo migranti, cittadine italiane a tutti gli effetti a dispetto di quanto è scritto sulla loro carta d’identità”.

Alle interviste si è accompagnato in un secondo momento un laboratorio fotografico che ha chiesto alle lavoratrici di immortalare il loro posto di lavoro.

Nel 2015 per uscire dalle ‘mura domestiche’ la ricerca ha deciso di indossare una nuova veste: con il nome di “Che genere di diversity? Parole e sguardi femminili migranti su cittadinanza organizzativa e sociale”,  essa si presenterà, vera e propria pubblicazione, su una piattaforma nazionale, stimolando la riflessione su tematiche oggi cruciali e offrendosi come importante e significativo caso studio.

 

Guarda il video dedicato alla Ricerca del Ceuriss